Banker Stracciacrisi

Nel 2011 Banca Esperia ha intercettato 1 miliardo di nuovi flussi. L'ad Cingoli vuole crescere ancora. Grazie anche all'aumento di capitale di 50 milioni

Banker stracciacrisi

La crisi? La manovra? "Senza dubbio i nostri clienti sono preoccupati, ma molti ne approfittano per mettere ordine nei propri patrimoni", spiega a MF-Milano Finanza Andrea Cingoli, amministratore delegato di Banca Esperia, la joint venture al 50% tra Mediolanum e Mediobanca alla guida della quale è arrivato nel 2009 lasciando Ubs. "Quanto a Esperia, la crisi paradossalmente ci sta aiutando. I flussi in entrata stanno aumentando e, anche grazie al rinnovato impegno dei nostri azionisti che hanno appena sottoscritto un aumento di capitale da 50 milioni, manteniamo un piano industriale in crescita, che prevede una serie di novità."

Domanda. Che cosa dicono i vostri clienti della manovra Monti? Hanno paura di un crack dell'Italia?

Risposta. Senza dubbio ci sono clienti, in particolari coloro che hanno patrimoni non ingenti o che comunque sono digiuni di finanza, i quali reagiscono in modo poco razionale a quanto sta accadendo e vogliono prelevare i capitali dai conti per metterli sotto il materasso o portarli via dall'Italia. Ma c'è anche un’altra tipologia di clienti, in particolare quelli con patrimoni più importanti, con i quali stiamo invece lavorando in maniera costruttiva per trovare soluzioni adeguate in una prospettiva di lungo periodo. D'altra parte le fonti di incertezza oggi sono davvero tante: dalla tassa sui capitali scudati alla nuova aliquota sulle rendite finanziarie, dal ritorno dell'Ici all'ipotesi di un'imposta patrimoniale e così via. Ciò che più dà fastidio è che tutto sembra sempre provvisorio e può cambiare da un momento all'altro. Ma questa crisi può essere vista anche come l'opportunità per organizzare in maniera più razionale il proprio patrimonio.

D. Che cosa proponete ai clienti?

R. In molti ci stanno interpellando in merito all'opportunità di costituire un trust e riteniamo che sia un'ottima idea. Un'altra possibilità è diversificare il rischio-Paese anche per quanto riguarda la sede di residenza del patrimonio, senza per questo dover spostare i capitali necessariamente in paradisi fiscali. Per esempio, stiamo proponendo ai clienti di spostare parte del patrimonio in Lussemburgo investendo tramite la nostra Duemme International, che si appoggia solo a banche depositarie estere. Questo ovviamente non metterebbe al riparo da un'eventuale patrimoniale, ma da un’eventuale uscita dell'Italia dall'euro sì.

D. Banca Esperia ha chiuso il 2010 con 12,7 miliardi di masse gestite e ha annunciato l'obiettivo di 20 miliardi entro il 2013. Conferma il target?

R. Saremmo dei pazzi a non tenere conto della congiuntura. Però restiamo ottimisti e il nostro obiettivo resta diventare la banca leader nel settore in Italia. La crisi paradossalmente ci sta aiutando, perché molti imprenditori oggi ritengono più saggio far gestire il proprio patrimonio personale da un soggetto diverso da quello presso il quale hanno i conti dell'azienda. Inoltre ovviamente stiamo portando avanti la campagna di sviluppo commerciale, che punta soprattutto allo sviluppo in Lombardia, Nord Est ed Emilia-Romagna e all'inserimento di nuovi banker, con o senza un portafoglio clienti già costituito, perché il nostro obiettivo è aumentare i prodotti e i servizi offerti alla clientela.

D. Che tipo di servizi ha in mente?

R. Alla tipica consulenza su patrimonio e investimenti stiamo affiancando quella relativa alla gestione degli asset illiquidi e quindi degli immobili e delle aziende. Da un lato, vogliamo aiutare le famiglie nel disinvestimento di questi asset e in questo campo stiamo lavorando a stretto contatto con Mediobanca. Dall'altro lato, vogliamo aiutare i clienti a investire in asset reali, che altrimenti sarebbero fuori dalla loro portata per dimensioni o per competenze. Per esempio, intendiamo farci promotori di club deal per l'acquisto di importanti complessi immobiliari in Italia o all'estero e ci stiamo attrezzando per fare altrettanto nel caso di aziende non quotate. A questo proposito, stiamo pensando a una sorta di private equity con capitali privati incanalati in veicoli ad hoc. Non stiamo parlando di un fondo, bensì potrebbe trattarsi di uno o più veicoli con diversi soggetti investitori.

D. Come è andato il 2011?

R. A fine ottobre avevamo 13,5 miliardi di euro di masse gestite e una raccolta netta di 1 miliardo e pensiamo di chiudere l'anno con nuovi flussi per 1,2 miliardi. I ricavi dovrebbero raggiungere quota 75 milioni, in rialzo del 6% dai 69 milioni del 2010, con un utile lordo in aumento dai 2,5 milioni del 2010. Tutto ciò anche grazie al fatto che stiamo attuando un importante controllo dei costi e stiamo aumentando in maniera significativa gli impieghi, anche grazie all'impegno dei nostri azionisti.

D. Che cosa intende dire?

R. Il mese scorso Mediobanca e Mediolanum hanno finalizzato un aumento di capitale da 50 milioni in risposta all'invito di Banca d'Italia. Così ora abbiamo un Core Tier 1 del 21%, molto più alto di molte nostre concorrenti e ovviamente di quello delle banche commerciali, il che di questi tempi non guasta come biglietto da visita nei confronti dei clienti. Il maggior capitale a disposizione ci permetterà ora di gestire la tesoreria in modo molto più flessibile ed efficiente. In questo modo siamo in grado di seguire i clienti sia nel caso in cui abbiano necessità di finanziarsi e non vogliano smobilizzare i titoli in portafoglio, i quali quindi ci vengono dati in garanzia, sia nel caso in cui abbiano necessità di un mutuo per effettuare investimenti immobiliari di grande portata.

D. Si dice che Mediolanum potrebbe cedere il suo 50% di Banca Esperia. Le risulta?

R. Mi sembra improbabile. Mediolanum condivide pienamente, insieme con l'altro socio Mediobanca, questo piano industriale e soprattutto ha appena rinnovato il proprio impegno in Banca Esperia sottoscrivendo l'aumento di capitale.

Stefania Peveraro