Intervista ad Andrea Cingoli

«La nostra boutique della finanza nel cuore ricco della Romagna»

Banca Esperia apre a Cesena. L'Amministratore Delegato Cingoli: «Forte potenziale»

«La crisi ha fatto capire ai risparmiatori che non ci sono realtà esenti dal rischio, nemmeno i titoli di Stato. È cresciuta la domanda di tutela del patrimonio»

CESENA - BANCA ESPERIA, istituto di private banking che fa capo a Mediobanca e Mediolanum, apre una sede a Cesena, a palazzo Romagnoli. Un passo deciso dall'AD Andrea Cingoli, dopo avere consolidato la presenza in Emilia Romagna e Marche costruita dalla direzione bolognese di via D’Azeglio guidata da Giuseppe Sabato, uomo di banca di lungo corso, sotto le Due Torri, dai tempi del Rolo.

Dottor Cingoli, perché avete scelto Cesena?

«Cesena e la Romagna sono un territorio dove riteniamo vi sia una clientela potenziale molto interessante per una banca come la nostra che non è una classica banca commerciale ma che, come gli istituti tradizionali, crede che il rapporto con il territorio, la vicinanza anche fisica ai propri clienti, sia un ottimo fertilizzante per un terreno già ricco. Non ci nascondiamo che Cesena quest'anno si candida a essere la città con il più alto reddito pro capite d'Italia. La forte presenza di piccole e medie imprese, la grande maggioranza delle quali ha carattere familiare, è l'altro forte fattore di attrazione».

Banca Esperia come affronta l'ultimo trimestre ?

«Nei primi nove mesi del 2011 la raccolta ha raggiunto i 13 miliardi, con un aumento del 5% rispetto all'anno scorso, percentuale significativa se consideriamo il contesto di mercato che ha caratterizzato soprattutto gli ultimi 3 mesi, e una raccolta superiore a un miliardo di euro. La crescita dei ricavi è stata soddisfacente: +11% rispetto al 2010 con il raggiungimento di 53 milioni, in linea con i nostri obiettivi, grazie principalmente al contributo dell'offerta delle attività di consulenza particolarmente aderenti alle esigenze dei clienti in questo periodo di volatilità dei mercati. Per l'ultimo trimestre del 2011 ci attendiamo un ulteriore proseguimento delle dinamiche dei primi 9 mesi e del processo di crescita con l'obiettivo di raccolta per l'anno di 1,5 miliardi di euro».

Banca Esperia si occupa di wealth management, di gestione patrimoniale. Che impatto ha avuto la crisi finanziaria mondiale, dai subprime a oggi, sulle domande dei vostri clienti?

«Per quanto riguarda la gestione degli investimenti non ci sono state forti variazioni strettamente legate alla crisi finanziaria mondiali. Il punto di equilibrio è sempre quello tra ricerca del rendimento e rischio. Crisi o non crisi il nostro modo di operare dedica una buona parte del rapporto con il cliente, soprattutto all'inizio, all'individuazione del profilo di investitore che abbiamo davanti. Un aspetto, però, è cambiato: la crisi ha reso evidenti a tutti che non esiste un settore no-risk, nessuna attività può essere considerata a rischio zero».

Vale a dire?

«Fino alla grande crisi di questi anni c'era nel pubblico dei risparmiatori e degli investitori, diciamo così, non professionali, la percezione che alcune realtà potessero essere considerate esenti da rischi di default: la grande banca, la piccola banca del territorio, i titoli di Stato e gli Stati stessi. Oggi ci siamo tutti resi conto che non è più così».

Qual è la richiesta prevalente di chi vi affida il patrimonio?

«E' una forte domanda di protezione».

Con i mercati che ci sono...

«No, non è solo questo. E' un generale desiderio di protezione del patrimonio, per esempio, di un imprenditore alle prese con le responsabilità patrimoniali della sua attività che portano all'esigenza di separare il patrimonio personale da quello aziendale. Oppure protezione di fronte a successioni generazionali non sempre prive di dissidi».

Paolo Giacomin