Prosegue la nostra inchiesta tra le strutture Private Banking dei principali istituti di credito italiani. Ecco l’intervista ad Andrea Cingoli, Amministratore Delegato di Banca Esperia.
Dottor Cingoli, ci troviamo ad affrontare una crisi dei mercati notevole. Come giudica l’attuale contingenza da quell’osservatorio privilegiato che è la guida di un istituto bancario votato al settore Private come Banca Esperia?
Credo che ormai dopo tre mesi in cui la situazione di difficoltà dei mercati, di innalzamento dello spread e di crescente volatilità lo scenario che si viene a delineare, se non si può dire chiaro, perlomeno identifica le situazioni di mercato più critiche in maniera piuttosto definita. La nostra visione è un po’ quella condivisa dal mercato ed è divisa in tre livelli: un problema tipicamente italiano, un problema europeo e una problematica più ampia che coinvolge l’America e più in generale il mondo occidentale. Quest’ultima ha manifestato la sua criticità tra la fine di luglio e i primi di agosto, quando è stato in negoziazione l’innalzamento del debito pubblico statunitense. Ed è una situazione che parte dall’onda lunga del crac del 2008. Allora era la crisi di un debito privato, ora è quella di un debito pubblico, che peraltro fatica a rientrare per una crescita economica degli Stati Uniti molto contenuta. In questo periodo è inoltre tornato in auge il tema del rifinanziamento del debito in quanto si ha l’impressione che alcuni paesi emergenti come la Cina siano meno inclini a continuare a sostenerlo: la strategia sembra quella di andare verso investimenti infrastrutturali e reali, rispetto a un deficit che, alla luce delle incertezze della politica, continua a manifestare livelli di vischiosità crescenti. Il debito è comunque la cartina al tornasole di livelli di consumo e probabilmente di tenori di vita che devono essere ridimensionati e che fino a oggi non si è riusciti attraverso politiche serie di contingency a rivedere.
E la situazione europea? I ministri finanziari riuniti a Cannes si sono dati come termine massimo il 23 ottobre, data del prossimo vertice, affinché i governi mettano a punto un piano per la risoluzione della crisi del debito nell’Eurozona...
A livello europeo si assiste a un periodo difficile, come si evince dalla tensione politica degli ultimi mesi resa più problematica dal fatto che l’Unione Europea non si è manifestata concretamente con strategie forti. Occorrerà a breve intraprendere un percorso virtuoso che potrebbe essere identificato in una politica fiscale comunitaria. Credo tuttavia ci sia un alto tasso di esasperazione nei media col rischio di ispirare grossa preoccupazione, come se la difficoltà di rientrare del debito possa pregiudicare una crescita che comunque continua ad esserci.
Nessun timore di recessione, dunque?
Non vediamo attualmente uno scenario che possa tendere alla recessione anche se il continuare a rimanere in una situazione di stallo come nell’ultimo anno e mezzo - vedasi il caso della Grecia o l’iter tortuoso della nostra recente manovra finanziaria – rischia di deteriorare la fiducia nei risparmiatori e negli investitori. Dobbiamo inoltre considerare che scendendo a un livello più micro, ci sono aziende sane che vanno bene, il Q2 negli Usa ha segnato utili record, sopra le aspettative delle aziende. Anche in Italia, a fronte di un generale complesso, ci sono parecchie imprese che sono uscite dalle ristrutturazioni del 2008 con una configurazione dei costi più efficiente e con un orientamento alle esportazioni emergenti più marcato e questi sono degli indicatori di buona salute. È vero, tuttavia, che le due macro situazioni, quella economica e quella del debito continuano a incrociarsi sui mercati e credo che da questo derivi una condizione di comune incertezza e volatilità delle piazze azionarie.
Come tutto ciò influisce nel settore dei servizi personalizzati di gestione patrimoniale?
Questo tipo di situazione se può creare delle criticità nell’interpretazione e nella scelta degli strumenti del mercato azionario, chiaramente crea problemi più grandi nel mondo Private, dove le componenti di carattere psicologico e tipiche della finanza comportamentale si innestano sugli aspetti di razionalità e di visione e vengono a condizionare i comportamenti dell’investitore. Noi dobbiamo essere molto attenti a questo aspetto perché in scenari di crisi, in cui ci vengono richieste soluzioni miracolose, è fondamentale partire dal lato psicologico e dalla predisposizione al rischio che in questi momenti emerge in maniera più evidente e capire come consigliare e come indirizzare la clientela. Lo scenario che si presenta in queste situazioni pone due modalità di risoluzione: una è quella di sostenere un’esigenza del cliente a uscire dalla volatilità di questi mercati, perché esiste un livello di rischiosità e un livello di incertezza nelle scelte che vengono compiute, superiore alla sua capacità di accettazione del rischio, dunque la preferenza diventa quella di cercare un rendimento il più chiaro e garantito possibile e di rimandare ad altri momenti la partecipazione alle dinamiche di mercato. La seconda opzione, indicata forse a clienti più sofisticati e con maggiore propensione al rischio, è quella di sfruttare queste contingenze di volatilità e di identificare quali opportunità tale situazione presenta a livello di mercato nell’ambito della ricerca del miglior rapporto tra rischio e rendimento che si possa prospettare.
Quali sono gli strumenti adottati dal Private Banking di Banca Esperia?
Noi è da tempo, da quando abbiamo cominciato a rilanciare Banca Esperia nell’ambito del mercato del Private Banking italiano - non tanto e non solo dal punto di vista numerico, ma del livello di business che potesse interpretare le esigenze della clientela – abbiamo optato per un approccio consulenziale, anziché un rapporto fondato principalmente sulla vendita di una prospettiva di rendimento di performance. L’aspetto consulenziale implica una maggiore partecipazione del cliente non solo alle scelte, ma a una condivisione di scenario per intraprendere quei percorsi che possano essere compatibili con le proprie aspettative e le proprie propensioni al rischio. Attualmente il cliente privato ha bisogno di chiarezza, di interpretazione perché molto spesso in queste situazioni i messaggi che arrivano dai media non sono così facili da comprendere e talvolta certi toni sensazionalistici creano emotività in un senso o nell’altro. Negli ultimi due mesi bastava leggere i titoli dei giornali con le borse che salivano e scendevano continuamente e da un giorno all’altro si ipotizzavano recessioni imminenti o segnali netti di ripresa. Il risparmiatore fatica a collocare questi messaggi in uno scenario corretto. C’è quindi in primo luogo la necessità di rappresentare almeno in maniera sistemica le dinamiche che emergono dal mercato per fornire un quadro chiaro e razionale e soprattutto identificare una serie di strumenti che possano permettere l’implementazione di questo quadro. Noi abbiamo lanciato proprio a tale proposito un mandato di consulenza a pagamento che sta ottenendo molto successo. È partito l’anno scorso e nell’arco di un anno e mezzo ha raggiunto più di mezzo miliardo di euro di asset amministrati e negli ultimi mesi ha ottenuto risultati ancora maggiori perché il cliente ritrova all’interno di questo servizio fiducia e trasparenza, requisiti fondamentali in questo delicato momento.